2a SESSIONE DEL MINI-CORSO: IL PRIMO PASSO - ALLENARE I SENSI 1
Benvenuti alla 2a sessione del mini corso il primo passo, in questo podcast faremo esperienza dell'effetto che il cambiamento suscita in noi, attraverso il movimento strutturato. Ascolta il podcast adesso
Prepariamoci a fare una pratica di consapevolezza in piedi, si
tratta di qualche semplice movimento yoga, se preferite è possibile scaricare
il documento sulle posture dal sito www.impresevive.it, (link) ed ora
recuperiamo un materassino per terminare la pratica da distesi
Per un risultato ottimale è indispensabile individuare un ambiente con un po'
di spazio per fare alcuni movimenti da fermo e dove poter rimanere al riparo da
distrazioni e rumori per almeno 20'. Siete pronti? Iniziamo. Link alla pratica.
Com’è andata?
Durante la pratica, facevamo fatica a sganciarci dai pensieri ? Abbiamo provato irritazione o disagio? La meditazione in movimento yoga affina la sensibilità con il proprio corpo e ci abitua a riconoscere come il giudizio e i pensieri sono costantemente attivi, perché attivati dalle aspettative che abbiamo nei confronti delle posture che assumiamo.
Tuttavia, qualcuno di noi avrà notato come la loro interazione viene mitigata mentre si ascolta il corpo. Le sensazioni, le soglie, i limiti, la perdita di equilibrio, creano giudizio, così come tutto ciò che accade e che percepiamo dentro e fuori di noi, durante una giornata qualunque.
Il senso di questa meditazione è quello di provare a trovare un equilibrio mentre tutto cambia attorno a noi, e di fare esperienza di com’è il mondo da una posizione di equilibrio differente, anche se non perfettamente confortevole. Piacevole, spiacevole, neutro, ciò che mi piace, ciò che non mi piace. È la sofferenza data dal quotidiano. Il mondo è separato in due, anche se questa è un'apparenza, la viviamo come verità assoluta. Attaccamento e avversione, questa vista polarizzata distrae continuamente la nostra attenzione
La gestione del giudizio è un'opera titanica.
Giudicare una presa elettrica come il luogo meno idoneo dove infilare le nostre dita bagnate, e' un processo salutare, valutare senza pregiudizio un'opinione, una strategia, o il piano di sviluppo di un'azienda, è praticamente impossibile. È quindi? E quindi il suggerimento è quello di accorgerci quando non siamo sereni davanti ad una situazione del genere, per es. quando qualcuno ci sta comunicando qualcosa di spiacevole, cosa stiamo provando a cosa stiamo pensando? Siamo sufficientemente sereni e stabili, per osservare con chiarezza e attenzione tutto, ma veramente tutto, quello che ci stanno comunicando? Oppure rischiamo di perderci qualcosa perché stiamo osservando solo le differenze che ci separano? Oppure non lo stiamo nemmeno ascoltando perché' siamo completamente sequestrati dalla rabbia che ci suscita? Oppure troppo concentrati sul quello che gli vogliamo rispondere?
Questa scelta ha un forte impatto nelle nostre vite, perché è
proprio in questo momento che posso o re-agire, contrastando, o agire per dar
vita a qualcosa di diverso, di nuovo.
Il 90% della qualità della nostra vita dipenderà da come decideremo di
interagire con ciò che ci accadrà. E solo il 10% da ciò che ci accadrà di per se’,
tanto esso comunque accadrà, e basta. Decidere di tenere accese le tre
attitudini essenziali in ogni situazione, spiacevole ma anche spiacevole, sarà
determinante.
Il meccanismo della sofferenza
Si, avete sentito bene, anche ciò che ci piace nasconde un lato oscuro. Mi
spiego meglio, per es. se io mi compiaccio perché sono l'oggetto delle
attenzioni di qualcuno e me le aspetto, quando non le riceverò più, proverò
giudizio e soffrirò. In questo caso soffrirò due volte, la prima perché di
fatto mi sentirò più solo, la seconda perché mi opporrò a questa realtà e
continuando a pensare che è un'ingiustizia ed io la vittima sacrificale.
Quando invece, accetto la condizione che la realtà è in continuo cambiamento, ovvero e' impermalente, e metto nel conto della vita, che domani, per cause ancora sconosciute, ci potrà essere la possibilità di non ricevere più ciò che mi aspetto, giudicherò di meno e soffrirò solo una volta. Ecco come, non solo l'avversione verso ciò che è spiacevole, ma anche l'attaccamento a ciò che è piacevole, crea sofferenza. E non si tratta di essere cinici, o senza cuore, ma bensì di godere del momento presente per quello che è, incondizionatamente. Ovvero lasciare libera la realtà di manifestarsi, domani, come crede.
Purtroppo, siamo nati e cresciuti, nella polarità. Nella convinzione diffusa e radicata che, per esempio, è giusto rimanere attaccati alle condizioni del passato o a ciò ciò che, secondo le nostre aspettative, è giusto o sbagliato, o dovrà accadere in futuro. Queste visioni, anche a me dispiace dirlo, sono illusioni. In verità è il presente l'unico momento in cui vale la pena vivere, e dove troveremo tutto ciò che ci serve. Infatti, da una parte, esso è il risultato delle nostre decisioni passate, dall'altra, fornisce tutte le informazioni inerenti a quello "che passa il convento, ora", dall'altra parte ancora, per definizione, esso è il momento perfetto per decidere cosa fare per un domani migliore.
Nel presente c’è tutto
Quanto siamo soddisfatti dei nostri risultati? Secondo noi, essi rispecchiano
fedelmente il nostro potenziale reale, oppure solo in minima parte? Stare nel presente, anche per le
organizzazioni è fondamentale, ma spesso questo non succede, né quando le cose
vanno bene né quando vanno male. Per es., quando le cose vanno bene, perché in
linea o superiori rispetto alle nostre aspettative formulate nel passato, siamo
meno disponibili ad osservarlo, analizzarlo, a cambiarlo per fare qualcosa di
meglio. Questa non-vigilanza nel momento presente mette le basi per la prossima
crisi.
Quando, invece, le cose vanno male, è oramai troppo tardi. Quando siamo terrorizzati, guardiamo con troppa bramosia ad un futuro migliore, magari più simile al passato che allo stato presente delle cose, e le soluzioni, se verranno individuate, costeranno molta fatica, forse troppa. Eppure, dentro noi, conosciamo questa verità, ma è occultata dalle abitudini, e dal giudizio che ci tiene attaccati alla routine così familiare e rassicurante. A queste condizioni sarà difficile disporre di una mente chiara, aperta e serena, ed è per questa ragione che, spesso, abbiamo la sensazione che il risultato che portiamo a casa sia abbondantemente sottodimensionato rispetto alla reale potenzialità della nostra organizzazione. Questo stato di insicurezza ci porta a controllare oltre misura i collaboratori, ad essere diffidenti, allertati e stressati, ovvero ne' stabili ne' sereni, facili prede del rimuginio capace di trascinarci in un vortice di pensieri e emozioni contrastanti.
Vi suggerisco di praticare quotidianamente utilizzando anche la nuova pratica yoga di inizio podcast. Questa abitudine rappresenta l'apprendimento più importante di questo mini corso. Se potete, integratela in un diverso momento della giornata, con una delle due presenti nella precedente sessione. Ricordo che è possibile scaricare tutti gli audio e la documentazione sulle posture yoga dal sito www.impresevive.it,. Ed ora, per salutarci, ecco un breve brano
Una poesia di Jon Kabat-Zinn, fondatore della Clinica per la riduzione dello stress e il Centro per la consapevolezza nella sanità e nella società della Facoltà di Medicina dell'Università del Massachussets, oltre che professore nella medesima Università.
Hai mai fatto l'esperienza di fermarti del tutto,
di essere così totalmente nel tuo corpo,
di essere così totalmente nella tua vita
che quel che già sapevi e quello che non sai,
e quel ch'è stato e quel che ancora dev'essere,
e le cose come stanno proprio ora
non ti danno neanche un filo d'ansia o disaccordo?
Sarebbe un momento di presenza totale,
al di là della lotta, al di là della mera accettazione,
al di là della voglia di scappare o sistemar le cose o tuffarcisi dentro a
testa bassa:
un momento di puro essere, fuori dal tempo,
un momento di pura vista, pura percezione,
un momento nel quale la vita si limita a essere,
e quell'"essere" ti prende, ti afferra con tutti i sensi,
tutti i ricordi, fin dentro i geni,
in ciò che più ami,
e ti dice: benvenuto a casa.
Grazie per l’attenzione alla prossima puntata
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Per qualsiasi ulteriore informazione, o per conoscere come utilizzare questo approccio per sé stessi, o per la propria organizzazione. scrivetemi utilizzando i riferimenti mail presenti nel sito. Grazie.
Foto di greg-rakozy-oMpAz-DN-9I-unsplash


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