13a Sessione DEL MINI-CORSO - IL PRIMO PASSO - USARE LO STRESSOR PER EVOLVERE 2

 

 

Benvenuti alla 13a sessione del mini corso il primo passo – Ascoltala adesso.

In questo podcast condivideremo stimoli e una pratica informale nuova per trasformare lo stressor in uno strumento di crescita.

Prepariamoci a  fare una pratica di yoga distesi, individuiamo un ambiente sufficientemente ampio per fare alcuni movimenti a terra, sopra un materassino. Posizioniamoci al riparo da distrazioni e rumori per almeno 25', siamo Pronti? Ok, iniziamo.

Link alla pratica yoga distesi

Equanimità e pace interiore.

Piacevole e spiacevole si generano a vicenda creando avversione e attaccamento. Si, anche quello che ci piace, se vi rimaniamo vincolati, può creare sofferenza prima o poi, banalmente quando ne veniamo privati.

Nelson Mandela, primo presidente di colore del Sud Africa e premio Nobel, rimase 26 anni in carcere, senza libertà  e giustizia, ma non rimase attaccato a questa privazione, e quando fu eletto presidente fu d'esempio per lo spirito inclusivo manifestato verso i bianchi. Potremmo dire che lui prese le distanze sia da ciò che desiderava, sia da ciò che detestava. Fu equanime.

Rimanere equanime è l’attitudine più funzionale per decodificare i segnali che ci arrivano dalle situazioni che ci capitano. È essere vigile, senza giudizio, quando si affaccia il sentimento di attaccamento o avversione che ci sta colorando. È anche l'atteggiamento che assicura pace e stabilità, e che ci permette mette le basi per una migliore calma e serenità.

La pratica dello STOP
Ora parliamo di una pratica chiamata stop, lo stop può essere considerata una pratica informale in quanto allena l'approccio meditativo applicandolo alla vita di tuti i giorni. È facile e breve. L'invito è quello di praticarla il più spesso possibile.

Lo stop, ed è efficace anche nel caso di un evento stressor, come  una cassetta del pronto soccorso da utilizzare in qualsiasi momento in cui sentiamo di aver bisogno di mantenere equanimità di fronte ad un evento particolarmente spiacevole.

Stop è un acronimo di 4 fasi di un processo veloce di consapevolezza:

S = stop - ferma quello che stai facendo; metti giù le cose per un minuto.

T = take (prendi un minuto) - fai alcuni respiri profondi. Se desideri estende questo momento, puoi prenderti un minuto per respirare normalmente e naturalmente e seguire il respiro che entra ed esce dal naso. Puoi anche dire a te stesso "inspiro" mentre inspiri ed "espiro" mentre espiri, se questo aiuta con la concentrazione.

O = osserva

Osserva la tua esperienza così com'è, inclusi pensieri, sentimenti ed emozioni. Puoi riflettere su ciò che hai in mente e notare anche che i pensieri non sono fatti tangibili e non sono permanenti. Nota le emozioni presenti e il modo in cui vengono espresse nel corpo.

Prova a chiamarle per nome, la ricerca mostra che il solo nome delle tue emozioni può abbassare il volume del circuito della paura nel cervello e avere un effetto calmante. Quindi nota il tuo corpo. Sei in piedi o seduto? Com'è la tua postura? Qualche dolore o preoccupazione?

P = procedi

Procedi con qualcosa che ti sosterrà nel momento: parla con un amico, telefona a chi ti vuole bene, massaggia le spalle, bevi una tazza di tè.

Consideriamo l'intero esercizio come un esperimento: diventiamo curiosi di sapere dove ci sono opportunità nel corso della giornata in cui possiamo semplicemente fermarci: mentre facciamo la doccia? Prima di mangiare? A un semaforo? Prima di sederci al lavoro e controllare la posta elettronica?

Possiamo persino utilizzare un'app che genera suonerie casuali per ricordarti di fermarci in qualsiasi momento.

Come sarebbe nei giorni, nelle settimane e nei mesi a venire se iniziassimo a smettere più spesso?

Lo stop è l’introduzione di uno spazio diverso dal comportamento automatico; non è detto che sia immediato interrompere la reattività: devo prima riconoscerla e questo è anche una questione di allenamento.

Si, è vero assomiglia al metodo di contare fino a dieci e fare un respiro profondo, con una fondamentale differenza. Di solito quel sistema congela la nostra volontà di pigiare il detonatore, ma rimanere congelati, alla lunga,  non è salutare. Inoltre, non prevede l'osservazione profonda dell'evento. 

La realtà è impermanente
Quando le emozioni guidano la nostra vita ci regoliamo con ciò che è accaduto in passato o con ciò che desideriamo, o temiamo, che accadrà in futuro. Ovvero ci facciamo guidare da un'illusione, una scommessa, che si basa sul principio di ripetitività e prevedibilità della realtà, il che è un pensiero-truffa.

La realtà, infatti è impermanente, impersonale e universale. Ovvero, ne sapremo qualcosa solo quando accadrà, ovvero nel presente. È proprio nel presente che possiamo compenetrare ciò che accade, e generare quelle intuizioni che ci fanno ritrovare l'equilibrio per surfare l'onda.

Se cambia il passato cambia anche il futuro
Ogni tanto capita che, dopo aver ripetuto sempre gli stessi errori, nasca un'intuizione che scioglie la maledizione. Quando questo capita, capita anche che la nuova intuizione ci faccia fare il reloading del passato, permettendoci di sistemare sospesi, rancori, sensi di colpa, etc, in poche parole di trasformarlo. Così facendo, come se ruotassimo un po' il timone della nostra vita, ci permettiamo di scorgere un futuro fino a quel momento celato dalle lenti oscurate dalle convinzioni di un passato che si è dissolto.

Il presente contiene i fili che ci portano indietro e in avanti.  Stare ad una certa distanza da ciò che ci piace non significa rinunciare alla felicita ma goderne in modo molto più ampio. Oltre il modo in cui siamo abituati a percepirla, addirittura nascosta negli eventi spiacevoli, sotto forma di segnali, insegnamenti, stimoli.

Ricordo che è possibile scaricare le meditazioni, e relativa documentazione, dal sito www.impresevive.it, l'invito è quello di meditare anche pochi minuti ogni giorno, provando ad aggiungere un minuto di volta in volta. Questo mini-corso è stato pensato per non avere un inizio o una fine, ma per offrire un supporto a spirale. Ovvero attraverso il ripetersi delle pratiche, e dei temi trattati,  è possibile acquisire nuove prese di coscienza, nuove intuizioni che al primo ascolto erano fuori dalla nostra portata.

Così, ogni tanto, suggerisco di ritornare ai podcast precedenti e ascoltarli come se fosse la prima volta 

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Per qualsiasi ulteriore informazione, o per conoscere come utilizzare questo approccio per sé stessi, o per la propria organizzazione. scrivetemi utilizzando i riferimenti mail presenti nel sito. Grazie.

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