il centro della questione
Per conoscere meglio se' stessi è fondamentale
auto-osservarci mentre interagiamo nella vita di tutti i giorni.
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Per es.
immaginiamoci prima di un discorso, davanti a un pubblico di cui sappiamo poco
o niente. Per prepararci proveremo ad immaginare un paio di frasi d'inizio, poi
immagineremo la reazione degli spettatori, magari anche la nostra fino a
selezionare le prime parole che pronunceremo per essere più efficaci possibile.
Cosa abbiamo fatto? Abbiamo osservato da spettatore la scena con noi dentro. Abbiamo
scansionato empaticamente le emozioni, i giudizi, i pensieri del pubblico, e
anche quelli nostri. abbiamo, così, sintetizzato il tutto in un'unica
intuizione che ci ha fatto prendere una decisione. In pratica abbiamo surfato
l'onda.
Usiamo questa modalità, per lo più, quando dobbiamo gestire qualcosa di particolarmente nuovo. Una volta centrato il bersaglio reiteriamo la soluzione in automatico per ottenere efficienza. Peccato che tutto sia in continuo cambiamento nonostante le abitudini e il conformismo vogliano farci credere altro.
Possiamo scegliere. Affidarci al mind-set del "cavallo che vince non si cambia", oppure facciamo come farebbe il passante che transitando da lì, e senza avere nulla a che fare con noi, le ns. convinzioni e i ns. interlocutori, osserva senza pregiudizi la scena e, come sempre, il passante trova immancabilmente delle migliorie da consigliarvi. Così come abbiamo fatto per prepararci al discorso in pubblico, proviamo a fare la stessa cosa, osserviamo noi stessi che facciamo domande, osserviamo gli altri che rispondono e scansioniamo gli effetti che le scene, le espressioni, le parole generano in noi. osserviamo con la maggiore attenzione possibile i pensieri, le emozioni, e i giudizi che tutto questo ci suscita. Perché da tutto ciò trarremo ispirazione per creare la nostra realtà.
Quando affrontiamo il nuovo, con dei pregiudizi e delle aspettative, l'apprendimento rischia di bloccarsi perché chiediamo al “diverso” di comunicarci solo ciò che fa il paio con il nostro pensiero, e non entreremo in contatto con le infinite possibilità di questo incontro. L'efficienza è utile ma è anche un limite se, noi e il nuovo, rimarremo separati. In più, se il diverso ci crea ansia e paura, le nostre risorse potrebbero rimanere sequestrate ed irretite dalla modalità attaccco-fuga. Cosi', a lungo andare, lo stress crescerà guidando la mente, il corpo e la volontà e, il perdurare di questa situazione, condizionerà il nostro destino come la droga lo condiziona ad un tossicodipendente
Come già accennato, quando osserviamo un qualsiasi evento, le informazioni più importanti non ci pervengono dall'evento, bensì da ciò che l'osservazione dell'evento genera in noi. Comprendere questo passaggio è fondamentale, perché' se saremo sereni, neutrali e attenti coglieremo con oggettività cosa, "il cigno nero", ha in serbo per la nostra missione. Se invece ci tingeremo ti pregiudizio, lo sposeremo o lo combatteremo a prescindere dalla sua vera natura, rinunciando così a cogliere tutta la vastità che esso porta con sé.
Rispondere ad uno stimolo esterno, tramite una re-azione automatica, o attraverso un processo di consapevolezza, farà la vera differenza. nel primo caso non attingeremo al potenziale dei tre cervelli, ma solo ad uno, quello emotivo, e questa disfunzione genererà una decisione non-viva, perché scaturita da un solo frammento, separato, dal nostro autentico sé.
Al contrario abituandoci a rimanere connessi con noi stessi in ogni occasione, potremo agire in armonia con il nostro potenziale vitale per migliorare continuativamente la qualità della percezione che la realtà che ci circonda crea in noi. E’ qui che si nasconde il momento magico, un attimo prima siamo in contatto con un evento senza aver elaborato ancora alcun pensiero, emozione e giudizio e, l'attimo dopo, queste forze riescono a colorarci e, da quell'istante in poi, tutto quello che penseremo, diremo e faremo avrà quel colore. provare ad osservare l'istante di cambio, da neutro a colorato, è tutto.
Più rimarremo "senza colore", e più ci faremo tana cogliendo il momento in cui pre-giudichiamo ciò che osserviamo, più rimarremo aperti alle' possibilità che servono a noi. Provare a prolungare l'istante di neutralità, vigili e sensibili, è l’abilità. il giudizio si affaccerà, prima o poi, l'importante è esserne consapevoli. e' come se fossimo un gatto che aspetta il topo che, prima o poi, dovra' uscire dalla tana. con questo livello di "presenza" mentale potremo sciogliere i condizionamenti che ci tengono imprigionati
Questo mind-set ci renderà più consapevoli dei ns. limiti, delle nostre potenzialità, dei comportamenti disfunzionali, nostri e degli altri. Così saremo più consapevoli del perché' sceglieremo di fare accadere questa o quella realtà. Il senso autentico delle ns. scelte ci fa sentire più interi, più a contatto con la nostra vita mentre compiamo il passo in avanti che più ci appartiene.
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Sono molto affezionato a questo proverbio, che rappresenta lo spirito di questo blog: “il 10% della qualità dei nostri risultati dipende da cio' che ci capita, il 90% dipende da quello che ne facciamo di ciò che ci capita”.
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